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Po's Advice: Tempo di Libri Edition

Si è conclusa domenica 23 Aprile la prima edizione della fiera Tempo di Libri. 
È la nuova fiera dell’editoria tenutasi a Milano, più precisamente a Rho Fiera.
Ci sono stata due volte: il giovedì e la domenica.

Partiamo dal perché questa fiera nasce: viene promossa da La Fabbrica del Libro, dopo lo scisma dei grandi gruppi editoriali con la fiera storica di Torino.
È difficile giudicare qualcosa dalla prima puntata, ma i dati parlano chiaro: la fiera ha avuto poca affluenza, sarà perché organizzata in fretta e furia, sarà perché in mezzo ai vari ponti di Aprile, sarà perché gli incontri non sono stati promossi a sufficienza, sarà che è stata la fiera di “mezzo” (poco prima BookPride, poco dopo Torino) fatto sta che non ha convinto e non è stata all’altezza del grand parlare che se ne è fatto nei mesi precedenti.
I grandi gruppi editoriali hanno portato i loro negozi: nulla di particolare, grandi firme, i grandi classici e grandi costruzioni.
Risultato?
I piccoli e medi gruppi editoriali risultavano schiacciati, poco in vista e non valorizzati come avrebbero dovuto.
Tante le idee valide che si è cercato di proporre al pubblico, ma se questo non risponde forse è il caso di cambiare modalità e non pubblicizzare solo su inserti culturali o con la cartellonistica.
Tanti stanno dando la colpa alla posizione periferica della manifestazione: sinceramente non mi sembra che le altre manifestazioni hanno problemi visto il luogo, anzi risulta comodo per chi si muove con i mezzi.
Forse sono state sbagliate le date e l’ipotesi di spostarla in autunno quando in città c’è BookCity è l’idea migliore, forse dare più spazio agli indipendenti e permettergli di mostrare di più i loro prodotti che molto spesso sono migliori di quelli proposti dai grandi gruppi.
È il primo anno di una fiera, come già detto, organizzata in fretta e in un periodo sbagliato.
Il potenziale c’è bisogna solo sfruttarlo.
Sono dell’idea che questa nuova fiera e la “rivoluzione” di quella di Torino, oltre a tutte quelle piccoline che si organizzano in giro per l’Italia sono sintomo che la gente vuole parlare e ascoltare discussioni sui libri, ma in modo diverso!
Non si vuole più la discussione frontale o il trafiletto sul giornale: si vuole discutere, conoscere e sentirsi spiegare i libri, sentire l’autore raccontare il perché di determinate scelte.
La gente ha voglia di leggere, tanto che il settore non è in calo e di piccole e medie realtà editoriali ce ne sono. Bisognerebbe solo valorizzarle, renderle visibili al grande pubblico.
BookPride con la sua affluenza e ormai la fama, ma come questa ce ne sono molte altre in giro per l’Italia, è la prova che si ha voglia di leggere qualcosa di diverso e emergente.
La lettura non deve essere un lusso per pochi e queste manifestazioni dovrebbero coinvolgere di più il lettore medio a uscire dallo schema del best seller e provare qualcosa di nuovo, piccolo ma non per questo qualitativamente inferiore.
Sarebbe bello vedere alla prossima edizione una fiera più caratterizzata e che valorizzi quelle piccole realtà che tengono alto il libello dell’editoria italiana.
Ringrazio ancora l’organizzazione per avermi permesso di visitare la fiera come “Stampa”, per me, piccola bookblogger alle prime armi è stato un piccolo obiettivo e un grande riconoscimento.
Spero davvero che la prossima edizione dia soddisfi le aspettative che quest’anno, a mio parere, sono state disilluse.
Se ci siete stati fatemi sapere cosa ne avete pensato.
Intanto vado ad organizzarmi per cercare di esserci anche a Torino!
A presto! 🙂

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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