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"L’arte di collezionare mosche" di Fredrik Sjöberg

Buongiorno amici lettori!
Continua la mia scoperta del catalogo Iperborea, grazie alla collana che trovate tutti i giovedì in edicola con il Corriere della Sera, e oggi vi parlerò di Fredrik Sjöberg e del suo L’arte di collezionare mosche.

Tutti nell’intimo siamo collezionisti di mosche, anche se non ce ne siamo mai accorti.
«Nessuna persona sensata si interessa alle mosche», e soprattutto, ahimè, non le ragazze. Ma sono questi screditati insetti ad aver cambiato la vita di Fredrik Sjöberg, o meglio, la curiosa famiglia dei sirfidi, che abbondano nell’idilliaca isoletta svedese dove si è trasferito e di cui è uno dei maggiori esperti e collezionisti. E sono loro il suo ironico punto di partenza per osservare la vita da un’altra ottica, l’alfabeto di una lingua nuova per leggere il paesaggio, e forse il mondo. La lentezza; la poesia dell’attesa; la sicurezza del vivere entro i confini ristretti di un’isola perché «si dorme meglio con la porta chiusa»; il collezionismo come bisogno di controllare il caos dell’esistenza; gli altri grandi irrequieti, Chatwin, Lawrence, Kundera, affascinati dalla catalogazione: attraverso divagazioni, storie, aneddoti si resta presi nella rete di un’incantata affabulazione, fino a scoprire che «tutti nell’intimo siamo collezionisti di mosche, anche se non ce ne siamo mai accorti». Un inclassificabile romanzo-conversazione in cui all’esperienza dell’autore fa da controcanto l’avventurosa vita di René Malaise, geniale inventore della trappola che ha permesso di scoprire migliaia di nuove specie: un don Chisciotte alla Balzac, esploratore in Kamčatka, nella Birmania dei tagliatori di teste, in luoghi selvaggi che erano allora chiazze bianche sulle carte geografiche, illustre scienziato e teorico visionario dell’esistenza di Atlantide. L’uomo degli eccessi che diventa per Sjöberg il suo inafferrabile alter ego. Sarà poi così vero, allora, che la felicità è a portata di mano, che basta contemplare il proprio giardino, che l’arte di porsi limiti è forse il suo segreto?

L’ho trovata una lettura molto bella e, particolare e soprattutto che mi riesce difficile da catalogare: è un insieme di pensieri, avvenimenti personaggi, una sorta di diario in cui custodire un piccolo pezzo della vita dell’autore.  Divagando qua e là come le anse di un fiume nei cassetti della sua memoria, Sjöberg ci racconta la vita di entomologi famosi, ci parla della deriva dei continenti dello sfortunato meteorologo tedesco Alfred Wegener, ci parla dei due naturalisti più famosi in assoluto, Charles Darwin e Carlo Linneo che ha inventato la nomenclatura binomiale che assegna ad ogni essere vivente un nome e un cognome. Viviamo su quest’isola dell’arcipelago a est di Stoccolma con l’autore che racconta la sua vita, i suoi interessi. Il romanzo si trasforma come per magia in un piccolo quiz in cui indovinare quali sono le note biografiche e quali la fantasia dell’autore.
È una lettura piacevole anche se può risultare un po’ noiosa a chi non ama gli insetti e co. Amo il fatto che sia un libro a sé: non ci sono termini di paragone quando si legge quest’opera perchè è assolutamente unica nel suo genere e non deve vivere il confronto con nessun altra, semplicemente con sé dandole un’ulteriore forza.
Lo consiglierei a chi ama la zoologia e che vuole quel romanzo in cui non si ha ne capo ne coda ma solo una grande esempio di vita.
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Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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