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"Perché non sono femminista" di Jessa Crispin

Il femminismo è trendy.
Il femminismo lo abbiamo riscoperto quando donne coraggiose hanno rotto il muro del silenzio e denunciato soprusi, abusi sessuali nella dorata Hollywood e da lì ci riscopriamo solidali le une con le altre. Ci troviamo tutti dalla stessa parte della barricata ma Jessa Crispin con il suo saggio Perché non sono femminista, edito SUR, già nel 2016 traccia un percorso per il quale il nostro femminismo non è più quello che pensiamo che sia.
Partendo da un piccolo excursus storico in cui dimostra che il femminismo delle origini era per un piccolo, ristretto gruppo di donne del ceto borghese che decide e prende consapevolezza di non avere solo doveri ma anche diritti inizia a battersi per questi. Si parte dal diritto di voto per arrivare alle grandi battaglie sul divorzio e sull’aborto, quest’ultima sembra ancora aperta. In poche avevano il tempo materiale di occuparsi di queste questioni. Oggi invece? Oggi sembrerebbe, leggendo la Crispin, che il femminismo abbiamo venduto i suoi valori di uguaglianza sociale a favore di una lotta continua contro gli uomini. Sembra morto il dibattito pubblico sulle “questioni femminili” a favore di lotte senza alcun fondamento solo per ingrossare le fila del movimento.
Cosa succede quando le “sorelle” raggiungono i grandi posti di potere? Sempre secondo l’autrice queste si vendono al mondo del patriarcato comportandosi esattamente come i colleghi uomini e dimenticandosi la causa.
Si può essere totalmente o parzialmente o per niente concordi con l’autrice ma di sicuro c’è da darle atto di aver ricominciato a parlare di qualcosa che rimane ai margini del dibattito pubblico, soprattutto in Italia dove di femminismo poco si parla e di lotte per avere gli stessi compensi degli uomini, gli stessi diritti oltre che a doveri è difficile e non solo per le donne. Non sono concorde su molti punti che l’autrice porta a favore della sua tesi ma il mio pensiero e conclusione è che educando le nuove generazioni forse si cambierà davvero: la società futura la cambi educando in modo diverso e più attento le nuove generazioni dimostrando che una parità assoluta è impossibile, le disparità purtroppo ci saranno sempre, ma una società più equa fondata sul reciproco rispetto è possibile.
Molto bello come testo, molto profondo ma oltre alla polemica contro il patriarcato su cui si fonda ancora oggi la nostra società lo è verso quelle donne che a furia di prendere a testate i muri hanno raggiunto i vertici delle società, della politica e dell’economia. Queste non credo si siano vendute al sistema bensì una società equa significa che in una selezione sceglierò il candidato più meritevole e non una donna solo per solidarietà. Una società equa significa che non si pensa più al “si sa come ha fatto carriera” ammiccando o atteggiamenti simili.
Ve lo consiglio assolutamente per riflettere su una tematica che è scottante ma, ribadisco, essere ai margini del dibattito pubblico.
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Vi aspetto e vi auguro una buona lettura!

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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