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"L’orso" di Claire Cameron

La natura incontaminata del Canada, una canoa, una famiglia e un tradizionale campeggio: questa è la cornice da cui parte il racconto di Claire Cameron intitolato L’orso edito da SEM, Società Editrice Milanese.

Bates Island, lago Opeongo, Canada. Anna, cinque anni, e suo fratello Stick, tre, sono accampati con i genitori in un remoto parco nazionale. Anna sente la madre che urla. All’improvviso il loro padre apre la tenda, li porta fuori e li spinge dentro la gigantesca scatola refrigeratrice della famiglia. La blocca e incunea una pietra sotto il coperchio per permettere loro di vedere fuori. I bambini non sanno cosa sta succedendo, ma diventa gradualmente chiaro al lettore che un orso sta attaccando i genitori. Dopo questa apertura scioccante, il romanzo segue le sorti dei due bambini, costretti a badare a se stessi. “L’orso”, il capolavoro di Claire Cameron, è narrato da Anna, la figlia maggiore; il suo è un flusso di coscienza giovane e innocente, che, poiché non comprende veramente quello che vede, inizialmente sembra “offuscare” l’azione. È proprio questo divario tra la comprensione “opaca” di Anna e la visione complessiva dedotta dal lettore che conferisce a una prosa così semplice il suo potere. La storia diventa quindi un ritratto interessante di come una bambina affronta l’abbandono, la perdita di autorità, la sopravvivenza e il dolore. La visione infantile del mondo è autentica e affascinante, molte immagini sorprendenti rimangono impresse, immagini create dalle interpretazioni di Anna e dalla fantasia del lettore.

Il narratore è la piccola Anna di cinque anni che pur non capendo cosa stava accadendo porta in salvo il fratellino, se ne prende cura fino a quando i soccorritori non li troveranno.  È il flusso di coscienza di una bambina di cinque anni che si trova con il fratellino facile preda della natura ed è questo il contrasto che più mi ha affascinata: l’innocenza dei bambini contrapposta alla natura selvaggia. Anna con la sua inconsapevolezza e speranza di rivedere i suoi genitori si salva e salva il fratellino da quella natura che tanto affascina e mozza il fiato con la sua bellezza. È scegliere la bambina come narratore che porta il lettore a commuoversi ed avere paura e incoscienza di quello che accadrà. Anna esaudisce l’ultimo desiderio della madre: salvarsi e salvare Colla, il fratellino, consapevole che molto probabilmente non potrà più riabbracciarla, che la loro famiglia ormai è stata portata via dalla natura.
Ho avuto il piacere di incontrare Claire Cameron al Salone Internazionale di Torino 2018 alla sua presentazione: mi ha colpito come le paure di madre che lei ha siano all’interno del romanzo e che si è ispirata a fatti veri avvenuti in Canada nel 1991 all’Algonquin Park dove da giovane aveva lavorato per alcune estati.
È un romanzo con tanto dell’autrice a mio avviso che contrappone alla bellezza la paura di tutti i giorni: quella di dover abbandonare le persone che si amano senza averne scelta. È l’idea che un posto di pace, di calma in cui ci si sente al sicuro diventi all’improvviso pericoloso e scena del dolore della perdita. 
L’orso di Claire Cameron è il flusso di coscienza di una bambina di cinque anni che nasconde le paure di ogni adulto quando si trova a tu per tu con la natura selvaggia.
Lo consiglio per le sensazioni che crea durante la lettura: è impossibile non entrare in empatia con una bambina di cinque anni con i suoi pensieri innocenti e le sue paure da grande.
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Vi aspetto e vi auguro una buona lettura!

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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