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"Il terrorista e il professore" di Vito Faenza

Gli anni di Piombo sono un ricordo lontano nella memoria collettiva di chi li ha vissuto. Sono fantasmi di cui si sente parlare i giorni delle ricorrenze, quando ci si ricorda che qualcuno è stato ucciso.

Il rapimento di un assessore regionale. L’intreccio tra malavita, terrorismo e politica. Un boss che detta le regole del gioco. Il ruolo equivoco dei servizi segreti. Una tenera storia d’amore. I dubbi che lacerano chi, in nome di alti ideali, scende a compromessi e sceglie la strada della violenza. Sono alcuni degli ingredienti del romanzo “Il terrorista e il professore” che, traendo ispirazione da fatti veri, assume pieghe del tutto originali. Il set principale dove si svolge l’azione è un carcere di massima sicurezza dove è rinchiuso don Vittorio, meglio conosciuto come il Professore, capo indiscusso della cosca. C’è Napoli, teatro dell’agguato dei terroristi che rapiscono un politico locale, personaggio chiave nella gestione dei fondi per la ricostruzione post terremoto dell’Ottanta. E c’è Milano, città dove prende forma la trattativa segreta tra Stato e camorra per la liberazione dell’ostaggio. Il penitenziario diventa crocevia di esponenti dell’intelligence, affiliati al clan e governanti ambigui. Il boss tesse la trama dei rapporti, fissa condizioni e tempi degli interventi, tiene in pugno e ricatta esponenti istituzionali, stringe amicizia con un sindacalista brigatista che, per amore della sua compagna, si è consegnato alle forze dell’ordine…

Vito Faenza ne Il terrorista e il professore edito da Edizioni Spartaco ricorda però che c’era una parte deviata dello stato che usava i mafiosi delle varie organizzazioni per trattare con i terroristi.
Il sipario si apre con il rapimento di un assessore regionale campano e con degli uomini misteriosi che vanno a fare visita al Professore, capo cosca di Napoli, carcerato ma pur sempre boss. Inizia così il rapporto tra il Professore e il Sindacalista per trovare quest’uomo rapito dalle frange estremiste della sinistra. Il primo manipolerà il secondo per i suoi interessi. Seguiamo così le loro “avventure” fino a quando lo stesso Stato che aveva loro chiesto aiuto se ne dimenticherà.
Gli anni di Piombo sono una triste pagina della nostra storia. Sono, come le stragi del ’92, ricche di omissioni, di perdita di memoria e di corse a recuperarla solo quando i mafiosi si pentono e parlano. Faenza con uno stile didascalico, esterno, a tratti freddo entra in quelle ombre e fa un po’ di luce con un racconto dal retrogusto amaro.
Segue un ritmo incalzante in alcuni punti e più lento in altri fino al salto temporale dagli anni ’80 al presente dove il Sindacalista tirerà le somme di quella che è stata la sua vita rendendosi conto che a volte anche gli ideali più nobili nascondono l’orrore e l’errore.
In tutto il romanzo, nonostante sia per lo più ambientato in carcere, si percepisce quell’alone di precarietà e di paura che riecheggia nei ricordi di chi li ha vissuti quegli anni. Faenza ricrea quell’atmosfera con le parole facendo venire la pelle d’oca al lettore e allo stesso tempo come il cronista che è illustra i fatti senza far trapelare alcun tipo di emozione.
La frase che più colpisce alla luce della conclusione della storia che si trova anche in quarta di copertina è pronunciata dal Professore:

Io non posso diventare un infame. E poi la camorra non può farmi nulla. Lo sapete perchè? Perchè io sono lo camorra.

Racchiude la vera morale del romanzo visto che il Sindacalista una volta scontata la sua pena sarà libero di vivere la sua esistenza alla luce del sole, il Professore invece rimarrà da solo, temuto solo da se stesso e dimenticato da chi lo ha sostituito. Questa è la contrapposizione vincente del romanzo perchè mostra al lettore come il prendersi le proprie responsabilità senza cercare i “patteggiamenti” ripaga in qualche modo e col tempo, mentre sottrarsi e non pentirsi non ha mai un esito positivo.
Un testo sicuramente adatto dai 13 anni in poi per come mostra una parte della storia del nostro Paese che purtroppo ancora oggi resta con molti punti di domanda, con colpevoli ombre e avvolta in una nebbia fitta.
Ringrazio la casa editrice del gentile omaggio che mi hanno fatto al Salone Internazionale di Torino.
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Vi aspetto e vi auguro una buona lettura!

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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