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“Anche la morte ascolta il Jazz” di Valeria Biuso

Anche la morte ascolta il Jazz di Valeria Biuso edito da Ianieri, che ringrazio con tutto il cuore, è uno la conferma che questa casa editrice è da tenere sotto controllo perchè, fino ad ora, nessuna delle opere editate mi ha delusa.

William Brooks è un giovane scrittore alla ricerca d’ispirazione a zonzo per le livide strade della febbricitante e contraddittoria New York della fine degli anni ’40. Scrive recensioni per il Partisan Review, la rivista più radicale della città, e frequenta i locali storici del bebop, costipati da morfinomani, perdigiorno e hipster. L’inaspettato incontro con un lontano parente, l’azzimato e nebuloso Noah Tats, riesce però a scuoterlo dal languore in cui si sentiva da tempo impaludato. Una seducente e misteriosa promessa di consapevolezza illumina d’improvviso l’orizzonte di William. Ma la strada è ancora percorsa da fittissime ombre e pesanti inquietudini… Valeria Biuso racconta la crisi identitaria di una generazione, evocando il relativismo dei nuovi valori fondamentali e le antinomie irrisolvibili che governano la società occidentale. Poesia beat, moda, jazz, esoterismo, gusto fantastico e controcultura hipster si fondono in un’appassionata e trasversale ricerca di autenticità.

Will è il classico ragazzo con grandi sogni che si è perso per strada. Dal rapporto di continua dipendenza e sottomissione con Dahliah a quello con i fratelli Dewitt passando per quello con Phil, il fratello,  Will non ha mai trovato veramente se stesso adeguandosi ai valori e allo stile di vita bit dei suoi amici. Sarà l’incontro Noah, lontano parente dal tempismo sospetto, che inizierà a mostrare a Will l’insoddisfazione in cui vive.

Ambientato nella Grande Mela, New York, tra gli anni Quaranta e Cinquanta questo romanzo è lo specchio della società in cui è ambientato dove ognuno era catalogato per il suo credo politico e nulla più. É Will, da buon aspirante scrittore, a raccontarci la sua ricerca, ma allo stesso tempo per buona parte del romanzo mente a noi lettori e a se stesso dando la colpa della sua condizione agli altri, alla società, agli usi più che a se stesso. Arriverà quasi al punto di autodistruggersi per trovarsi.

Ho provato profondo odio per Will, uno di quei personaggi che non prende mezza decisione neanche entrando nel romanzo e puntandogli una pistola alla tempia, ma che descrive perfettamente la generazione, o meglio la categoria, degli inetti: di quelli che si aspettano che le grandi idee arrivino un bel giorno e ti cambiano la vita.

È lo stile della Biuso che rende questo personaggio sopportabile e l’intero romanzo adorabile: riesce a far appassionare il lettore alle disavventure di quest’uomo rendendolo perfettamente umano. Un ragazzo rinchiuso nelle sue stesse idee e perso nella sua stessa identità non costruita da lui bensì da chi lo circonda.

Una scrittura ricercata che ricalca in alcuni punti lo stile dei memoire e che rende il racconto intimo: un viaggio nell’inconscio di un ragazzo che potrebbe essere chiunque, in qualsiasi epoca e continente.

Sicuramente la trama in alcuni punti avrebbe meritato uno sviluppo più ampio: il finale così aperto mi lascia un po’ di amaro in bocca, ma la bellezza del romanzo è nell’imperfezione del suo protagonista e quindi essendo il suo racconto è quasi comprensibile il perchè determinate situazioni non vengano sviluppate. Non essendoci Will non possono esserci mostrate e raccontate.

Consigliato a chi ha bisogno di ritrovarsi, di scoprirsi e di smetterla di trovare le colpe negli altri.

 

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Vi aspetto e vi auguro una buona lettura!

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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