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“Le rose di Agbogbloshie” di Laura Guercio

Avete mai pensato a dove finiscono i vostri rifiuti? Vi siete mai chiesti se realmente vengano smaltiti nel modo corretto o se, magari, vengono rivenduti a prezzi stracciati ai paesi sottosviluppati?

La storia raccontata da Laura Guercio parte da queste domande e ne mostra due lati di una stessa medaglia.

Lontane migliaia di chilometri l’una dall’altra, Accra e Londra sono unite da otto bambini che vivono ad Agbogbloshie, sobborgo della capitale ghanese nel quale sorge la più grande discarica africana di rifiuti industriali elettronici e tecnologici. Le loro piccole storie si uniscono a quella della dottoressa inglese Catherine Miller, tra loro per studiare le drammatiche conseguenze dell’inquinamento sulla salute di chi su quella discarica è destinato a vivere, e a quella di Nigel Tornton, giornalista londinese che all’improvviso, scoperta questa realtà, comincia a mettere in discussione le sicurezze e le convinzioni di sempre.
La quotidianità avvelenata di Kofi, di sua sorella Ama e dei loro giovani amici, i dubbi di Nigel e le amorevoli attenzioni di Catherine diventano simbolo di consapevolezza e impegno. Cruda nella denuncia di una verità che, pur sotto gli occhi del mondo intero, rimane sconosciuta ai più, Laura Guercio ci accompagna con delicatezza in un non-luogo drammaticamente reale, un mondo la cui terra è fatta di detriti, immondizia, marciume; una terra dalla quale, nonostante tutto, proprio come diceva Fabrizio De André, nascono dei fiori. Le rose di Agbogbloshie, appunto. I piccoli protagonisti di queste pagine di dolore, amore, speranza.

Le rose di Agbogbloshie di Laura Guercio edito da Augh! che ringrazio è un romanzo inchiesta perchè troviamo la storia di  otto bambini nati e cresciuti nella discarica di Agbogbloshie e che per uno strano caso del destino si intrecciano a quella della maga-dottoressa Catherine Miller. Ad un certo punto le loro storie finiscono sulla scrivania di Nigel Tornton, giornalista radiofonico che porta alla luce la condizione di sfruttamento che questi vivono a causa dei grandi accordi internazionali per lo smaltimento dei rifiuti.

Il tema è bellissimo ma sviluppato in troppe poche pagine, mostra superficialmente la vita di quei bambini che hanno come riferimento un prete, una serie di convinzioni dettate dall’ignoranza dei genitori e le malattie che arrivano a rovinargli la vita.

Un tema che mi ha appassionato ma una trama che è è lì: c’è un giornalista che scopre per puro caso di voler trasmettere un messaggio positivo al suo pubblico, ci sono delle vite spezzate, c’è una dottoressa che lavora per migliorare le loro condizioni. E poi? E poi non c’è più niente perchè nessuno ci dice cosa realmente capita in quei posti, perchè quei pochi che sono andati a vedere le condizioni non hanno avuto il risalto mediatico che meritavano.

L’autrice ha uno stile che non permette immediatamente di entrare in empatia con nessuno dei personaggi e che fino alla fine ti fa dire “ma dove mi porterà questa lettura?”. Non è un libro da ombrellone, questo è sicuro, ma è un libro che se fosse stato più sviluppato in alcune parti della trama (vedi un confronto con qualcuno pro discariche europee in Africa, perchè purtroppo ci sono, o un epilogo anni dopo sui bambini) avrebbe avuto una potenza comunicativa in più a mio avviso.

È un libro che è comunque un punto nero su un foglio bianco perchè non mi sembra che la narrativa di questo genere sia numerosa e ben nota ai più. La parte che, come vi dicevo nel video di Instagram, meno mi ha convinta è la struttura: passiamo da Londra e persone che parlano delle discariche senza averle vissute come la loro casa a questi bambini innocenti vittime del consumismo. Forse avrei dato spazio ai bambini e basta perchè sono loro che entrano nel cuore del lettore.

Consigliato? Si perchè la trama è innovativa e d’attualità.

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Vi aspetto e vi auguro una buona lettura!

 

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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