Pillole di Beauty

Lime Crime: tra luci e ombre

Lime crime é un brand americano che ha imparato presto quali sono gli effetti di un cattivo comportamento online, e nonostante i prodotti innovativi dalle alte performance, ha pagato una cattiva immagine.
Lime crime e scandali: un po’ di storia
Lime crime viene fondato nel 2008 da Doe Deer, nome d’arte di Xenia Vorotova.
Si impone da subito come un brand innovativo: colori pop e tonalità insolite apprezzate immediatamente dalla beauty community. Palette che diventano dei must, packaging floreali che rendono subito i loro prodotti estremamente attraenti, arrivando alla linea dedicata alle tinte per capelli dai colori pazzi completamente vegane. Nessun prodotto testato sugli animali e buona parte del catalogo adatto ai vegani.
I primi problemi nascono per le posizioni controverse di Doe Deer: nel 2007 pubblica una foto di lei vestita da Adolf Hitler per Halloween. In seguito si giustificherà sostenendo che fosse un travestimento letteralmente da mostro, nel suo modo di interpretare la festività.
Nel 2012 viene l’accusata di appropriazione culturale dopo l’uscita della palette China Dolls: l’immagine promozionale ritraeva una donna caucasica. La fondatrice aveva liquidato l’accaduto con un post sul suo blog.
Molte le testimonianze di ricatti economici a beauty blogger che avevano espresso un giudizio negativo dei prodotti.
Il tracollo del 2014
Il sito di Lime Crime viene hackerato : carte di credito svuotate, conti ripuliti. Tutto questo avveniva nel più completo silenzio del brand che, inizialmente, negava qualsiasi coinvolgendo. Il brand non ha mai voluto prendersi la responsabilità di quanto accaduto, anche dopo aver ammesso di avere delle colpe.
Da questo momento inizia il boicottaggio da parte della beauty community.
Le controversie, però, non si fermano: ancora minacce verso beauty guru, stranezze della founder e un’ordinanza dalla FDA ( Food and Drug Administration)che sostiene la presenza di un ingrediente nocivo nella formula dei rossetti liquidi.
Nuovi vertici Lime Crime: cambiamenti in vista?
A maggio 2018 é subentrata una nuova CEO Stacy Panagakis ,già CEO in passato di brand come Origins, Clinique e Stila, dopo l’acquisizione di Lime Crime da parte di Tengram.
Jkissa, youtuber americana che ai tempi delle vicende controverse ha smesso di promuovere il brand e che qualche settimana fa, ha chiesto se Lime Crime fosse disposta a chiarire i dubbi che tutti i consumatori consapevoli hanno verso la nuova leadership. Soprendetemente, il brand ha accettato, invitandola nel suoi uffici.
L’intervista é molto breve, intervallata dalla visita vera e propria, dalle feste e dagli omaggi.
Nonostante i miglioramenti da subito visibili (nuovi stores, un server più sicuro, un personale più qualificato), ci sono ancora tanti dubbi e richieste a cui il brand deve rispondere prima di riacquistare la fiducia dei consumatori che non sembrano convinti dalle risposte date fino ad oggi e da questo repentino cambiamento di rotta.
Trovo ammirevole che sia proprio una youtuber ad aver chiesto questo confronto e mi fa ben sperare sul futuro della comunitá beauty e dei consumatori. Un futuro fatto di acquisti consapevoli, di consumatori che vogliono acquistare con coscienza e di influencer e beauty guru che vogliono promuovere sui loro canali prodotti intelligenti, non alimentando scandali e controversie?

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