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Pillole di Editoria: Donne (II parte)

Come vi avevo accennato nel primo articolo, potete recuperare qui, oggi vi parlerò di donne che parlano di donne arrivando così al crocevia.

Donne che parlano di donne

Nell’altro articolo vi parlavo di Harper Collins, la cui dirigenza è composta in gran parte da donne, ma che allo stesso tempo si occupa in molta parte di romanzi “da donne” o che attirano specialmente le donne. Allo stesso modo, vedo e sento nascere iniziative di donne per promuovere le autrici donne. Sono meravigliose, ma quanto efficaci? Stanno effettivamente cambiando la situazione?  

Ho l’impressione (e si tratta di un’opinione puramente personale, senza la pretesa di dipingere una realtà complessa come quella della lotta alla parità – cosa che il femminismo dovrebbe essere -) che il circolo vizioso donne-che-parlano-di-donne-alle-donne sia, in un certo modo, controproducente. 

Innanzitutto, bisogna tenere presente a quale pubblico si rivolgono.

Ad un pubblico di colte lettrici donne?

Allora è probabile che una simile iniziativa sia solo un piacevole contorno, senza un reale impatto, perché le colte lettrici donne non si fanno problemi a leggere romanzi di chicchessia. Se invece il target sono le non-lettrici o le lettrici della domenica, allora la questione è molto diversa. Questo genere di (non)lettrici non seguirebbe eventi o trasmissioni simili, perché è interessato o ne è molto insospettito. E per gli uomini vale la stessa distinzione, con la differenza che, come ho detto più su, il bacino di lettori è molto più rarefatto.

In rete, mi sembra, si è raggiunto un modello che oserei definire sano. La maggior parte delle “influencer” nel settore dei libri sono ragazze il cui pubblico (distribuito in un modo che rispecchia, di solito, le statistiche ufficiali) si fida e rispetta i loro consigli. Non sono ragazze che parlano solo di ragazze, ma ragazze che parlano di tutto e bene.

L’obiettivo a cui tendere è, mi sembra chiaro, il tutti-parlano-di-tutti allo stesso modo. Grandi scrittori uomini le cui conferenze sono moderate da donne, donne che scrivono di uomini, uomini che scrivono di donne, donne che parlano di temi “da uomini” (fantascienza! Non fiction! Sport! Fantasy, di quelli puri e duri alla Martin!), uomini che si cimentano con generi più soft senza arrossire ogni minuto o balbettare imbarazzati.

Sembra un’utopia. Forse lo è. Forse semplicemente non leggiamo abbastanza. Aspetto di sentire la vostra.

 

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