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“Il racconto del barista” di Ivan Doig

Nutrimenti ha portato in Italia il grande cantore del west: Ivan Doig e Il racconto del barista. Il racconto delle vite umane che si succedono davanti a un boccale di birra in un bar qualunque. Il rapporto di un padre e di un figlio che si svolge e cresce in un retrobottega come altri. L’America, quella vera, senza ipocrisie e poesia.

Ringrazio la casa editrice per il formato digitale di quest’opera.

Trama

Tom Harry è il proprietario di un bar chiamato Medicine Lodge, a Gros Ventre, in Montana. Tom è anche il padre di Rusty, che ha dodici anni. Entrambi sono stati abbandonati dalla madre di Rusty parecchi anni prima. Una famiglia singolare, la cui vera casa è il bar.
Tutto procede senza scossoni fino a quando, nell’estate del 1960, nella vita di Tom rispunta all’improvviso Proxy, che un tempo nel suo bar faceva la taxi dancer (la ragazza pagata per ballare con i clienti del locale) e con cui Tom ha avuto una relazione. Proxy è tornata a Gros Ventre insieme a Francine, sua figlia, e chissà che Francine non sia proprio il frutto di quella vecchia relazione fra Tom e Proxy.
Ogni dettaglio della storia – la vita semplice di una cittadina dell’Ovest, i personaggi bizzarri, i racconti da bar, il complicato mondo degli adulti – è visto attraverso gli occhi curiosi e ingenui di Rusty, il figlio di Tom, ormai sul punto di lasciare per sempre l’età dell’infanzia.

 

Personaggi

Tom Harry, proprietario del bar/banco dei pegni. Un uomo che ascolta le storie altrui, rimette insieme i pezzi magari versando un whisky o una birra ma che poco riesce a fare con la sua vita. Cerca di crescere al meglio il figlio Rusty che conserva ancora quell’ingenuità tipica dei bambini. Un rapporto profondo fatto di pochi fronzoli e tanti silenzi, quelli che parlano.

Proxy, ex di Tom, che porterà un po’ di scompiglio col suo ritorno e con sua figlia.

Una cittadina immaginaria che racconta il suo quotidiano, le sue paure, i suoi misteri.

La natura incontaminata che sovrasta e veglia le vite umane che l’accompagnano per qualche secondo.

Un teatro umano che mescola prosa e poesia.

 

Stile

Il racconto del barista, a mio avviso, è un grande esercizio di stile. Doig passa dai racconti da bar alle bellissime descrizioni della natura usando come unico narratore un adolescente che conserva ancora gran parte dell’ingenuità dei bambini: Rusty.

I suoi occhi filtrano senza malizia ogni avvenimento regalando al lettore una lettura che, concludendosi, lascia soli. Un po’ di vuoto resta chiuso il libro e quella sensazione che non tutto è stato detto, che c’è bisogno di raccontare ancora.

Un ritmo lento, come a voler accompagnare passo passo il lettore verso l’inevitabile finale.

 

Conclusioni

Un libro non adatto a chi ama i grandi colpi di scena o che si aspetta il west con pistole e cowboy. Un libro che va assaporato piano come si ascolta un vecchio amico davanti a un caffè.

 

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Non mi resta che augurarvi una buona lettura.

 

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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