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“Donne che parlano” di Miriam Toews

Donne che parlano di Miriam Toews edito da Marcos Y Marcos è una delle opere che più ha sconvolta e fatto riflettere.

Il romanzo è ispirato ai fatti accaduti in una comunità mennonita in Bolivia intorno al 2011: centotrenta donne abusate, seviziate e drogate dagli uomini. L’opera racconta delle 48h che hanno a disposizione le donne per decidere cosa fare: perdonare (accettare quindi gli abusi), lottare o andarsene.

Vi consiglio di dare un’occhiata anche alla recensione de La Lettrice Geniale.

Trama

Venivano narcotizzate con lo spray per le mucche, e poi stuprate nel sonno. Si svegliavano doloranti, sanguinanti. E si sentivano dire che era tutto frutto della loro sfrenata immaginazione, o eventualmente del diavolo. Invece i colpevoli erano uomini della comunità: zii, fratelli, vicini, cugini. Che fare adesso, con questi uomini, che sono in carcere, ma presto usciranno su cauzione e torneranno a casa? Perdonare, come vorrebbe il pastore Peters? Rispondere con la violenza alla violenza? O andare via, per sempre, per affermare una vita diversa, di rispetto, amore e libertà? Il romanzo parte da qui: dal momento in cui le donne devono decidere cosa fare. Sono donne sottomesse, abituate a obbedire. Nascoste in un fienile, prendono in mano, per la prima volta, il proprio destino. La loro ribellione incandescente risana. E linfa vitale anche per August Epp, l’uomo amorevole e giusto che aveva perso la speranza, e che le donne chiamano a testimone della loro cospirazione di pace, perché possa raccontarla.

 

 

Personaggi

Otto donne e un uomo. Nove persone emarginate dalla loro comunità. Nove anime che cercano il coraggio di cambiare le cose.

Ona, Salomé, Agata, Greta, Mejal, Mariche, Neitje e Autje che iniziano la loro assemblea lavandosi i piedi tra loro: segno di un’unità contro i soprusi subiti fino a quel momento.

August Epp, un uomo, colui a cui Ona chiede di mettere per iscritto quelle cruciali quarantotto ore. Un uomo diverso da quelli che abitano la comunità: ha studiato, è scappato ed è consapevole che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini. Non sono semplici animali da possedere. August e Ona rappresentano anche il rapporto uomo-donna dolce, fatto di silenzi, di amore rispettoso. Sono la speranza che non tutti gli uomini possano essere paragonati agli animali.

La comunità isolata diventa un decimo personaggio: quel personaggio che è un mostro perchè privo di confronto e che si trova a sperare di salvare le apparenze per far sì che il mondo esterno non si accorga di lui.

 

 

Stile

E’ August Epp a raccontarci gli avvenimenti e quanto siano combattute le donne. È un uomo a dar voce alle donne, perchè non sanno leggere e scrivere. Uno stile incalzante visto che l’intera trama si sviluppa nel corso di quarantotto ore. Pochi gli ambienti e quello più ricorrente è il fienile in cui si ritrovano. August racconta anche di sé, di quella madre che sfidando le regole cercava di istruire le altre ragazze. Racconta quel sentimento mal celato per Ona. Racconta la sua condizione di diverso.

Nonostante sia uno il narratore le nove voci si distinguono molto bene e penetrano sotto la pelle del lettore facendogli sospendere ogni giudizio e ponendolo nei panni delle vittime.

 

 

Conclusioni

Difficile tirare le somme di quest’opera perchè vorrebbe dire tirarle su quella che, purtroppo, è la realtà. È un piccolo squarcio sulle violenze che ogni giorno accadono anche sotto i nostri occhi. È il mettere nero su bianco di come i mostri si nascondino alla luce del sole e di come, alcuni uomini e alcune donne ancora oggi non ammettano che le violenze non siano colpa di chi le subisce. È la ricerca del coraggio di cambiare le cose e di rendere il mondo un posto migliore. Un mondo in cui l’uomo non schiacci la donna lasciandola ignorante per poterla sopraffare meglio.

Un romanzo che per me è un pugno in faccia, di quelli che ti lasciano l’occhio nero ben visibile perchè è facile ricordarsi che la violenza sulle donne è sbagliata il 25 novembre, ma farlo tutti i giorni?

Consigliato a tutte le donne e a chi ha bisogno della spinta per riprendere in mano la sua vita.

 

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Non mi resta che augurarvi una buona lettura.

 

 

 

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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