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Un caffè con Sara Recordati

Buongiorno amici lettori! Oggi ci farà compagnia Sara Recordati, autrice de La figlia sconosciuta edito da Book a Book. Mettiamoci comodi e in questo venerdì di ponte, almeno a Milano, beviamoci un caffè caldo e scopriamo qualcosina in più di questa autrice.

Vi invito a seguire le altre tappe del blog tour!

 

Chi è Sara Recordati?

Sono una giornalista professionista laureata in storia dell’arte. Dopo la laurea ho vissuto a New York, adesso scrivo di cinema e spettacoli sul settimanale Gente di Hearst Magazine Italia e sono una divoratrice di libri, film e serie TV.

 

 

Come arrivi a Book a Book? Perché scegliere una casa editrice basata sul crowdfunding?

Sono arrivata a Bookabook leggendo un articolo sul quotidiano la Repubblica, che parlava molto bene di questa nuova casa editrice nata a Milano nel 2014, grazie all’entusiasmo di una coppia di trentenni. Inizialmente avevo paura di affrontare il crowdfunding perché non sapevo bene come funzionasse. Poi mi sono fatta coinvolgere dal loro entusiasmo e si è rivelata un’esperienza bellissima sia a livello umano sia perché ha permesso al libro di nascere già circondato da una solida comunità di lettori.

 

 

Il passato che torna è uno dei temi del tuo libro: credi che ogni questione irrisolta torni?
Che certi dolori non si possano superare?

Credo che ogni problema irrisolto torni e che ci condizioni anche se non ce ne rendiamo conto. E penso che certi dolori non passino mai, ma che possiamo imparare a conviverci senza che ci facciano troppo soffrire. La vita è una sfida continua per tentare di capire chi siamo veramente e per fare questo tutti dobbiamo fare i conti, onestamente, con quello che è capitato nel nostro passato. L’essere umano nasce e cresce e non si ricorda di quello che gli è accaduto: la storia di ognuno di noi è come un romanzo giallo da andare a rileggere. Rimuovere il problema, come cerca di fare Francesca fino a un certo punto della sua vita, non aiuta davvero.

 

 

Altro tema che ho trovato molto interessante sono le maschere: Francesca ne porta una per ogni rapporto della sua vita.
Io ci ho letto una sorta di sopravvivenza: era quello che volevi trasmettere?

Sì, la maschera è un trucco che tutti usiamo per adattarci alle varie situazioni della nostra vita. Più siamo in difficoltà e più ci mascheriamo.

 

 

Il rapporto con il padre è un rapporto forte in senso negativo e un po’ diverso dal solito: solitamente infatti “la cattiva” è la madre. Perché questa scelta?

Il padre è un uomo egoista e completamente concentrato su se stesso, che non vede neanche sua figlia: per questo il libro si chiama la figlia sconosciuta. Si potrebbe dire che il padre rappresenta la società patriarcale che ha relegato le donne in un cono d’ombra dal quale a fatica ora stanno tentando di uscire. La madre non è cattiva, ma nemmeno buona perché di fatto non fa niente per proteggere sua figlia dal padre. È come tutte quelle donne che non sono amiche delle donne, ma accondiscendenti verso gli atteggiamenti maschilisti, credendo che quello sia l’unico modo per sopravvivere in una società impostata sulle esigenze degli uomini.

 

 

Quanto c’è di te in Francesca?

Come diceva Flaubert: “Madame Bovary c’est moi!”. C’è molto di me in Francesca: innanzitutto il fatto che è milanese, sposata, madre di due figli e impegnata in un lavoro, faticoso, che le piace. Poi c’è la mia passione per l’arte, che lei eredita dal padre pittore e fa sì che ogni tanto si rifugi in un museo: quelli che descrivo nel libro sono tutti luoghi che ho visitato e amo particolarmente. Da questa base poi ho lavorato di fantasia, attingendo alla mia passione per l’introspezione psicologica.

 

 

Cosa speri di trasmettere ai lettori con il tuo romanzo? A me personalmente è rimasto il bisogno di non avere conti in sospeso e di vivermi ogni rapporto nel modo più sano e sincero possibile!

Vorrei intanto farli divertire con una lettura avvincente e mai noiosa! E poi trasmettere l’importanza di conoscere se stessi per poter stare bene nella propria pelle. Troppe volte indugiamo in comportamenti autolesionisti senza nemmeno capirne la motivazione. Ebbene, certi circoli viziosi si possono smontare imparando a guardarsi dentro senza paura. Ci vuole molto coraggio per farlo, ma come diceva Martin Luther King: “Una volta la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e vide che non c’era nessuno”. E poi voglio dire a tutte le ragazze che non devono mai sentirsi inferiori a nessuno!

 

 

Primo romanzo, giornalista per Gente, altri progetti?

Mi piacerebbe continuare a fare le cose che mi piacciono, sia come giornalista, sia come scrittrice. Sto già scrivendo il secondo romanzo che mi appassiona molto.

 

 

Un augurio per te stessa e uno per tutti i lettori di MyPoBlog

L’augurio, per tutti, è di imparare a conoscersi e volersi bene per come si è, senza pensare di essere sbagliati perché ci sentiamo così agli occhi di qualcuno che ci giudica. Per fare questo, avere accanto un buon libro aiuta davvero molto perché non ci fa sentire soli.

Grazie a Sara per essere stata con noi e vi aspetto al prossimo caffè con…Buon fine settimana!

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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