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“Qualcosa che si impara” di Gian Luca Favetto

Qualcosa che si impara di Gian Luca Favetto edito da NNEditore nella collana CroceVia è una riflessione sul perdono nella storia, nella letteratura e come dono che arricchisce non tanto chi lo riceve ma chi lo fa. 

Se ieri vi parlavo dei piccoli gesti che possono cambiare il mondo raccontanti ne L’emporio dei piccoli miracoli   oggi vi parlerò di un’opera in cui il perdono viene sviscerato, viene mostrato come unica ancora di salvezza.

Trama


Il perdono è qualcosa che s’impara quando trasforma il dolore in una storia, quando dal dolore si riparte e si costruisce qualcosa di nuovo. Gian Luca Favetto si trova in una giungla di domande e mentre cerca le risposte trova la colpa, il dono, la poesia : da Macbeth a Prospero. Parla con Cervantes e con Fitzgerald, ritrova Achille e Priamo, si scopre ventenne, perduto e mai perdonato. Ripara ricordi e sentimenti. 

Si riscopre uomo che sa perdonare, che sa andare oltre il male subito e soprattutto impara a perdonare se stesso, impara che i propri errori sono quelli che non ci perdoniamo mai e ci portiamo addosso come pesanti fardelli. 

Stile

Non è un’opera classificabile come romanzo piuttosto che saggio bensì è una lunga riflessione, un lungo flusso di pensieri divisi in dieci capitoli. Si apre con un preludio che mette già ben in chiaro che il perdono fa bene a due persone e che anticipa tutte le varie fasi che l’autore affronterà all’interno della sua opera.

E io sono qui, fra paradiso e inferno, fa Part-Dieu e Perrache, le due stazioni di Lione, una d’arrivo e una di partenza, seduto in questa sala a vetrate trasformata in spazio teatrale, perché amo una persona.
La persona che amo siede alla mia destra. Stiamo partecipando a quella che il regista presenta come una tragedia d’amore e del potere, dell’istinto che vorrebbe farsi ragione e della mancanza di perdono. Il perdono in questo caso non è quello che offri o rifiuti agli altri – verrà dopo semmai -, ma quello che non concedi a te stesso. È l’incapacità di perdonarsi che prova la micidiale solitudine di Macbeth e Lady Macbeth. Terribilmente soli e destinati alla follia, hanno bisogno l’uno dell’altra. Sono una nell’altro. Non formano una coppia, si completano, formano una persona in due, sono uno in due.

Il perdono è un atto che si compie in due: uno si deve perdonare, l’altro lo perdona creando così un legame forte, sincero anche nella follia. 

Conclusione

Un’opera che consiglio a tutte quelle persone che si portano dentro tanto rancore, tante ferite e un bagaglio emotivo ingombrante. Mi è piaciuto per l’attualità che dimostra in un momento storico in cui non si perdona, si chiudono rapporti senza troppe domande e si buttano via le persone un po’ ammaccate, ferite. 

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Non mi resta che augurarvi una buona lettura.

Tra carboidrati, maschere idranti e letture le mie avventure avvengono. Un po' ve le racconto qui insieme a dosi massicce di caffè! Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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