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“L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale

Chiara Gamberale torna in libreria con L’isola dell’abbandono, edito da Feltrinelli. Un romanzo che segna una nuova fase non solo di scrittura ma soprattutto da donna: la maternità, il non essere più solo figlia ma anche anche mamma e imparare ad abbandonarsi alla bellezza della vita.

Ringrazio la casa editrice non solo per la copia di questo romanzo ma soprattutto per la bellissima domenica mattina passata con l’autrice e gli altri blogger.

ph: Paola Calefato

Trama

Pare che l’espressione “piantare in asso” si debba a Teseo che, uscito dal labirinto grazie all’aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull’isola di Naxos. In Naxos: in asso, appunto. Proprio sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente l’urgenza di tornare. È lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore, e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare. Ma come fa una straordinaria possibilità a sembrare un pericolo? Come fa un’assenza a rivelarsi più potente di una presenza? Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola? Solo adesso lei riesce a chiederselo, perché è appena diventata madre, tutto dentro di sé si è allo stesso tempo saldato e infragilito, e deve fare i conti con il padre di suo figlio e con la loro difficoltà a considerarsi una famiglia. Anche se non lo vorrebbe, così, è finalmente pronta per incontrare di nuovo tutto quello che si era abituata a dimenticare, a cominciare dal suo nome, dalla sua identità più profonda… Dialogando con il mito sull’abbandono più famoso della storia dell’umanità e con i fumetti per bambini con cui la protagonista interpreta la realtà, Chiara Gamberale ci mette a tu per tu con le nostre fatali trasformazioni, con il miracolo e la violenza della vita, quando irrompe e ci travolge, perché qualcuno nasce, qualcuno muore, perché un amore comincia o finisce. Un romanzo sulla paura che abbiamo di perdere il filo, il controllo della nostra esistenza: mentre è proprio in quei momenti – quando ci abbandoniamo a quello che non avevamo previsto – che rischiamo di scoprire davvero chi siamo.

Stile e personaggi

La protagonista è Arianna, una donna di cui nome viene pronunciato solo quando accetta di abbandonarsi al corso degli eventi e più abituata a farsi scegliere che scegliere. Una donna che si culla della certezza che ogni donna della sua famiglia verrà abbandonata e lo conferma il rapporto altalenante con Stefano, il re, colui che va e viene e che prende sempre quello che vuole anche con il gesto più estremo. Damiano, psicoterapeuta, colui che domina e che cambia per sempre la vita di Arianna con l’arrivo di Emanuele.

Poi c’è Di. Di è l’uomo dell’isola sui cui Arianna viene abbandonata da Stefano, si abbandona alla vita e abbandona se stessa per Stefano. Tornerà su quell’isola dieci anni dopo alla ricerca di se stessa. Di è lo specchio. È quella persona che rimetterà sempre insieme i pezzi di una vita distrutta e di chi si è perso. Di è amico, amante, fratello. È la certezza di una vita felice che non si riesce ad afferrare.

Il romanzo è una rielaborazione del mito di Arianna e Teseo che tutti ben conosciamo: un continuo confronto tra una storia fortemente contemporanea e la classicità del mito.

I temi sono tantissimi: il voler salvare chi non vuole essere salvato, gli amori sbagliati, l’abbandono, il ritrovarsi, l’abbandonarsi e cercare la propria isola dove rimettere insieme i pezzi. Il passaggio dall’incoscienza alla coscienza che c’è una nuova vita che ha bisogno di te e che ti rivoluziona.

Come ha affermato la stessa autrice, L’isola dell’abbandono segna anche un grande cambiamento nella scrittura: i periodi si sono accorciati, scrive di notte e quindi in qualche misura questo lo si avverte nella lettura così come si sente che più che un romanzo è un diario di quelli che si scrivono per salvarsi ma lo fa con una terza persona “fasulla”, perchè si avverte fin dalle prime righe la forte presenza della protagonista. Questa è stata la grande sfida: scegliere una voce narrante esterna quando in realtà è molto presente su tutti i piani narrativi che mostra.

Resta comunque lo stile alto a cui Chiara Gamberale ci ha abituato.

Chiara Gamberale durante l’incontro con i blogger in Fondazione Feltrinelli a Milano il 24 febbraio 2019.
Ph: Paola Calefato

Riflessioni

In molti hanno affermato che L’isola dell’abbandono sia il romanzo della maternità di Chiara Gamberale.

Io dissento.

Credo piuttosto che sia il romanzo che racconta il passaggio dall’essere figlia all’essere madre. Il passaggio dall’età in cui tutto è possibile, anche vivere un amore tormentato e sbagliato, a quell’età in cui le responsabilità si conoscono, si affrontano e con esse si prende coscienza dei propri mostri e degli schemi che riproponiamo costantemente nella nostra vita per non uscire dalla nostra zona sicura.

È la consapevolezza che si preferisce soffrire per un abbandono che l’abbandonarsi a quello che la vita ci riserva.

Ecco per me questo è il romanzo della consapevolezza e per una ragazza di ventiquattro anni è anche una lettura che può mettere in discussione quelle piccole certezze che si hanno. È il ritrovarsi nelle pagine di una storia piena di dolore, ma che si conclude con una grande speranza.

Forse è uno di quei romanzi che raccontano un po’ ognuno di noi: dall’amore per il narcisista stronzo e incostante alle mille certezze con cui ci crescono fin da piccole e che sta a noi sgretolare fino ad imparare a volersi bene per volere bene a chi abbiamo accanto.

Il romanzo che consiglio a chi è piaciuto Due sirene in un bicchiere, a chi è abituato a restare e a chi ha bisogno di trovare la sua isola.

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Non mi resta che augurarvi una buona lettura

Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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