Donne, sport e... è un articolo di #PilloleDiRiflessione che nasce a seguito dell'incontro con Valeria Ancione e Patrizia Panico per Volevo essere Maradona (Mondadori).
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Donne, sport e…

Donne, sport e… è un articolo di #PilloleDiRiflessione che nasce a seguito dell’incontro con Valeria Ancione e Patrizia Panico per Volevo essere Maradona (Mondadori).

Introduzione

Partiamo dal presupposto che in Italia di sport si parla poco se non quando si tratta di calcio o di eccellenze (anche in questo caso si spreca un articolo o un servizio e poi si passa alla serie A). Ricordiamoci che in Italia fino a qualche anno fa chi poteva vivere di sport erano i calciatori di serie A e B, maschi ovviamente.

Qui la storia di Patrizia Panico è quella di molte altre “ah ma se tu fossi un uomo“…Scusate se sono donna, faccio due lavori, mi alleno quanto un uomo ma senza benefit.

Un breve passo indietro

Vorrei però accennare che storicamente le donne hanno sempre praticato sport: vi ricordate vero che a Sparta (antica Grecia) affrontavano prove fisiche e allenamenti al pari degli uomini? Infatti la prima donna a vincere le Olimpiadi fu la principessa Cynisca nella corsa delle quadriglie, non una bensì due volte.

Cosa è successo poi?

Succede che la donna diventa mero oggetto ornamentale dell’uomo, sport che per gli uomini diventano professionistici per le donne restano dilettantistici anche nel 2019.

Fino alla seconda parte del XX secolo il numero di partecipanti donne era inferiore e poco importante. Solo dopo abbiamo potuto assistere a una significativa partecipazione femminile nello sport, una crescita che evidenziava la volontà di raggiungere la parità dei sessi (in campo sportivo ma non solo).

Una piccola svolta

Nel 1967 Katherine Switzer partecipa e compete alla Maratona di Boston: sino ad allora le donne erano escluse da questa gara, considerata un’attività troppo faticosa. Da questo momento in poi le donne con i movimenti femminili faranno sempre più sentire la loro voce per partecipare agli eventi nazionali e internazionali.

Nel 1985 l’Italia promuove la Carta Europea delle Donne nello Sport indirizzata a organizzazioni sportive e autorità pubbliche per incentivare campagne a favore delle pari opportunità tra donne e uomini nello sport.

E poi in America arriva Ronda Rousey.

Fino al suo esordio in MMA con UFC poco si parlava di arti marziali o di sport professionistico pagato quanto quello degli uomini. Arriva sbaraglia tutti, gli sponsor fanno a pugni per averla e non smuove solo le acque nell’ambiente femminile delle arti marziali miste ma in tutti gli sport: i riflettori si accendono sulle squadre femminili. Si investe. Si capisce che anche quel settore ha delle fan e possono far girare un po’ di economia.

Questo succede in America e in Italia?

Italia

Lo sport in Italia non è solo un problema di donne e uomini ma è un problema di calcio e altri sport. Non si investe se non qualcosa nel Basket (sempre maschile). Ci si ricorda delle altre discipline quando vincono coppe e medaglie. Poco importa se spesso gli atleti hanno due lavori per mantenere la famiglia, poco importa che spesso vengono fatti arruolare per permettergli di allenarsi da professionisti. Poco importa che non ci siano grandi sponsor negli altri sport.

Eppure i tatami sono pieni di ragazzi e ragazze. Eppure la pallavolo e il basket sono due sport in crescita, eppure anche il rugby e il football americano hanno i loro tornei ma sempre tutto a carico delle famiglie, degli sportivi. Le cose non vanno meglio quando si parla di calcio femminile come ci ricorda Patrizia Panico: fino a qualche anno fa non avevano nemmeno modo di pagarsi i contribuiti o ricevere un TFR. Gli uomini si.

Potremmo far risalire le cause al Ventennio fascista, alla religione ma credo che sia paura.

Paura

In uno degli allenamenti di Aikido di quando ero piccolina mi ritrovai a cercare di buttare giù un ragazzo più grande di me, più pesante e alto di me. Non ci riuscivo. Finivo al tappeto sempre io. Mi si avvicinò il mio allenatore e mi disse una cosa del tipo “È psicologicamente più distruttivo un avversario che si rialza sempre e ci riprova di uno che ti manda costantemente al tappeto“. Non lo buttai mai al tappeto, ma a distanza di anni ho capito che quella frase è stato uno degli insegnamenti più forti e potenti che io abbia mai ricevuto.

Gli uomini, alcuni, vogliono che noi restiamo nell’ombra perchè noi donne abbiamo la forza di mettere al mondo figli, di perdonare, di cambiare, di dimenticare. Noi ci rialziamo sempre: nello sport come nella vita.

Avete idea di quanto questo possa far paura ai figli di quelle società che ci volevano come angeli del focolare e nulla più?

Le storie come Volevo essere Maradona vanno raccontate perchè sono vere e perchè ricordano a noi donne e insegnano alle più piccole che a furia di correre per il tuo sogno lo rendi vero, alla faccia di chi non lo voleva.

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Paola, classe 1994, milanese DOS (denominazione origine stressata). Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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