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Piovono mandorle di Roberta Corradin

Piovono mandorle di Roberta Corradin edito da Piemme è un giallo ambientato in Sicilia in cui nulla è come sembra e la verità sarebbe meglio non mostrare.

Ringrazio la casa editrice per il gentile omaggio.

Piovono mandorle di Roberta Corradin: l’autrice

Roberta Corradin da bambina sognava di scrivere dei libri. Ha pubblicato, tra gli altri, Ho fatto un pan pepato (Zelig, 1995), Un attimo, sono nuda (Piemme, 1999), Le cuoche che volevo diventare (Einaudi, 2008), La repubblica del maiale (Chiarelettere, 2014). Insieme al marito Antonio gestisce, a Donnalucata, il ristorante che le ha ispirato quello in cui spesso pranzano e cenano i personaggi di Piovono mandorle.

Piovono mandorle di Roberta Corradin: la trama

Nell’estremo sud-est della Sicilia, in una Scicli cosmopolita, teatro di note serie tv e film internazionali, accadono delitti veri. A occuparsene, tra il maschilismo dilagante e la fatica di districarsi tra le troupe che assediano la città, è la commissaria Maria Gelata, donna di grande intuito, una vita privata fallimentare, un segreto ben celato nel curriculum e una passione sconfinata per la mitologia greca, che per lei è in grado di risolvere qualunque crimine.

Il nuovo caso che si trova di fronte è più complicato di altri: il morto è un noto psicoterapeuta newyorkese tornato alle origini sciclitane, Salvo Diodato, deceduto in circostanze poco chiare. A piangerlo, o a provare sollievo, le sue pazienti: una pubblicitaria americana teorica degli amori infelici, una docente di lingua inglese che colleziona farabutti, una cuoca immolata sull’altare della figlia adolescente, una manager coach divisa tra Hong Kong e Marzarellì. E, naturalmente, tutti gli sciclitani, tra cui Guglielmo, chef del ristorante più in voga del momento, Ignazio, meccanico con salotto, e Nino, pescatore innamorato. Sarà un’indagine dai continui colpi di scena, ree confesse e falsi indizi che porterà la commissaria Gelata a capire che a volte la verità è meglio che resti sepolta.

Piovono mandorle di Roberta Corradin: la recensione

La prima indagine della commissaria Gelata è stata una lettura intensa, lunga ma non pesante. Dalle descrizioni mi sembrava di essere in Sicilia, di vedere il colore del mare e sentire i profumi che solo quella terra ha.

Parto però col dire che la scelta di usare “Commissaria” nel sottotitolo non mi è piaciuta: non è mettendo tutto al femminile che si cambia una società, un’idea. Anzi, trovo che suoni malissimo come “Sindaca” e tutti i nomi storpiati negli ultimi anni. Il sostantivo maschile non toglie niente alle donne, ma se proprio ci sentiamo in difetto voto per la reintroduzione del sostantivo neutro per tutte quelle parole che suonano veramente, veramente male al femminile.

Tornando al romanzo, Roberta Corradin ci racconta quella realtà da paesotto, i segreti che si celano dietro le porte chiuse. Gelata è una donna con un matrimonio che si trascina, qualche trauma del passato che l’ha portata ad arruolarsi in polizia e un amore incondizionato per i classici.

Tanti i personaggi raccontati e questo può destabilizzare il lettore e rallentare il ritmo. Il morto arriva dopo un po’ ed è strano come meccanismo ma funzionale allo stile dell’autrice.

Tutto sommato un buon romanzo, non uno dei migliori gialli che io abbia letto ma sicuramente potrebbe essere un regalo gradito dai giallisti professionisti. Il punto di forza sono sicuramente le descrizioni.

Il pubblico

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Tra carboidrati, maschere idranti e letture le mie avventure avvengono. Un po' ve le racconto qui insieme a dosi massicce di caffè! Divoratrice di libri, dipendente da serie tv e film. Petulante agonistica e polemica per necessità.

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